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L’Alchimista prese un libro, portato da qualcuno della carovana. Il volume era privo di copertina, ma lui riuscì a identificarne l’autore: Oscar Wilde.
Mentre sfogliava le pagine, trovò una storia su Narciso.
L’Alchimista conosceva la leggenda di Narciso, un bel giovane che tutti i giorni andava a contemplare la propria bellezza in un lago. Era talmente affascinato da se stesso che un giorno scivolò e morì annegato. Nel punto in cui cadde nacque un fiore, che fu chiamato narciso.
Ma non era così che Oscar Wilde concludeva la storia.
Egli narrava invece che, quando Narciso morì, accorsero le Oreadi – le ninfe del bosco – e videro il lago trasformato da una pozza di acqua dolce in una brocca di lacrime salate.
Perché piangi? domandarono le Oreadi. Piango per Narciso, disse il lago.
Non ci stupisce che tu pianga per Narciso, soggiunsero. Infatti, mentre noi tutte lo abbiamo sempre rincorso per il bosco, tu eri l’unico ad avere la possibilità di contemplare da vicino la sua bellezza.
Ma Narciso era bello? domandò il lago.
Chi altri meglio di te potrebbe saperlo? risposero, sorprese, le Oreadi. In fin dei conti, era sulle tue sponde che Narciso si sporgeva tutti i giorni.
Il lago rimase per un po’ in silenzio. Infine disse:
Io piango per Narciso, ma non mi ero mai accorto che fosse bello. Piango per Narciso perché, tutte le volte che lui si sdraiava sulle mie sponde, io potevo vedere riflessa nel fondo dei suoi occhi la mia bellezza. Che bella storia, disse l’Alchimista.

Paulo Coelho

 

“The best writing transforms the writer as well as the reader” così si espresse Fiona Godlee la prima editor femminile nella storia. Mi son chiesto cosa intendeva trasmettere. Qualche buon suggerimento l’ho trovato tra le pagine web e a volte una citazione tira l’altra.

http://www.booksblog.it/post/7678/come-scrivere-un-libro-suggerimenti-pratici-e-trucchi-di-chi-ce-lha-gia-fatta

Forse, infatti, lo scritttore e giornalista statunitense Peter Conners mi ha reso più chiaro qualche aspetto delle parole della Godlee :”Scrivere è scrivere, e l’aspetto artistico conta sempre. Rendete piacevole da leggere il vostro libro, e sarà più probabile che riusciate a comunicare al lettore il vostro messaggio”. Il denominatore comune di queste due citazioni è forse quindi  l’aspetto artistico che è presente in qualsiasi testo apprezzabile, sia che ci si trovi di fronte a un poema che a un articolo che tratti di neutrini. Scrivere deve essere quindi sì una forma di espressione ragionata, ma fino a un certo punto. Un testo come un film o un fumetto deve avere la parvenza di una forma unica, proporzionata, racchiusa fra le parole o le scene o le vignette, così come i nostri vasi sanguigni più superficiali sotto la nostra cute. Come nel teatro un articolo o un racconto o un romanzo deve ingannare il lettore tanto da catapultarlo nella realtà di cui si tratta senza che esso veda gli strumenti scenici o fiuti la presenza di uno scheletro costruttivo che fa da collante. Quello quindi che dice la Godlee è che lo stesso scrittore deve poi cadere nella trappola di cui ho accennato con diverse metafore finora. Dove si trova allora il materiale o lo spunto per creare questo effetto narrativo o comunicativo? Forse Carl Zimmer, divulgatore scientifico statunitense, citato nel blog postato sopra, suggerisce la giusta strada :”Fate più ricerca possibile lontano da Internet – con gente reale, in luoghi reali”. La realtà sicuramente è la miglior fonte per uno scrittore di idee e di variabili che arricchiscano i concetti o il modo di esprimersi. Bisogna stare anche attenti però a non cadere nell’errore di pensare che solo perchè piace a noi una frase o un disegno questo possa essere comunicativo anche per gli altri. Quando si costruisce una tavola in un fumetto si può disegnare attentamente anche i particolari, ma se riosservando a lavoro finito non si ottiene l’effetto cinematografico voluto allora si è stati poco attenti alle necessità del lettore. In questo senso chiudo pensando che non è facile trovare la giusta via di mezzo, ma rileggersi più volte è la migliore strategia per comprendere cosa si può cogliere dal nostro testo.

 

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