L’Highlander delle piante

Senti il termine riscaldamento globale alla radio (global warming)…… e un brivido ti corre lungo la schiena. Messi da parte gli allarmismi, negli ultimi anni si sente parlare sempre di più degli effetti dell’aumento della temperatura globale sulle calotte ghiacciate che si trovano a entrambi i poli del nostro pianeta. Annualmente i ghiacci infatti si estendono fino a coprire un’area massima nel mese di Marzo e si ritirano fino a un’area minima dopo la fine di Agosto. Curiosando nel rapporto che la World Metereological Organization (WMO) ha stilato per il passato 2012 ho scoperto che l’anno scorso è stato registrato nel circolo artico un valore minimo che non raggiungeva i 4 milioni di metriquadri, che è  un record per gli ultimi 34 anni di studi. Il 2012 è stato anche un anno interessato da differenti eventi particolari come i danni causati dall’uragano Sandy, le temperature fredde che hanno accompagnato l’Europa e le inondazioni che hanno interessato parti del mondo quali il Pakistan.

Il ritiro dei ghiacci però a volte lascia anche qualche sorpresa positiva. In questo caso l’ha lasciata a Catherine LaFarge e i suoi colleghi con i quali lavora come ricercatrice per l’Università di Edmonton in Canada. Come spiega un articolo recente del giornale Le Scienze ha rinvenuto sull’isola di Ellesmere nell’arcipelago artico canadese delle piante che sono sopravvissute a 400 anni di prigionia fra i ghiacci. Risalirebbero infatti fino alla Piccola Età Glaciale . Come fanno a dirlo direte? In questi casi quando si vuole conoscere l’età di un organismo si usa l’analisi al radiocarbonio C-14. Fra i vari elementi tutti gli organismi sono costituiti dal carbonio. Gli elementi possono avere però delle varianti , le quali decadono nel tempo per diventare altre varianti dello stesso elemento o di altri. 

Questo decadimento  inizia dalla morte dell’organismo in poi. Dal momento che si conosce il tempo nel quale la quantità totale di C-14 in un organismo si dimezza è possibile risalire a che epoca o era esso ha vissuto.

Macinando gli steli e le foglie i ricercatori canadesi hanno provato a vedere cosa succedeva seminando i resti ottenuti su un terreno. Il 30% dei campioni che sono stati trattati in questo modo hanno dato vita a piante nuove.

Le piante di cui si è parlato finora appartengono alla divisione definita come briofite, la quale racchiude al suo interno i Muschi e le Epatiche. La capacità di rigenerazione deriva dal fatto che le loro cellule sono in grado di tornare allo stesso stato totipotente (cioè in grado di permettere la generazione di qualsiasi cellula che le compone) che possiedono come embrioni. Le temperature glaciali hanno spinto in quello stato  di quiescenza (una sorta di letargo per i vegetali) queste piante antiche, e solo il cambiamento di temperature e le nuove condizioni hanno “riacceso” il loro metabolismo.

Pietro Omodeo-Associazione Italiana di Scienze Naturali (AISN)

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